Salute e demografia nei Paesi africani

Di seguito la relazione al convegno del 30.03.2015 organizzato dalla Chiesa Valdese e da Mabota ASA

Se la colonizzazione, per i popoli che l’hanno subita, da un certo punto di vista, è stata una esperienza negativa per via del trattamento subito che prevedeva sfruttamento, maltrattamento e spogliazione delle ricchezze, bisogna anche riconoscere che la colonizzazione ha anche lasciato alle nuove nazioni nascenti una grande eredità fatta di nuove conoscenze e di infrastrutture.

Il problema è che però le nuove nazioni, diventate indipendenti, nel corso della metà del novecento, si sono trovate ad affrontare il compito di promuovere il proprio sviluppo non avendo a disposizione né i capitali né il personale tecnico specializzato. Sono state così costrette a ricorrere all’aiuto dei lori ex colonizzatori.

Da allora fino ad oggi molti popoli africani non sono più riusciti a trovare le soluzioni ai compiti che li attendevano e che li aspettano ancora nel lungo cammino della crescita.

Consideriamo ad esempio il problema della demografia, della sicurezza alimentare, dell’istruzione, della disoccupazione, dell’emigrazione, della criminalità urbana, e soprattutto della sanità.

L’EFFETTO DELLA DEMOGRAFIA NEGLI STATI AFRICANI E IN PARTICOLARE IN QUELLI DELL’AFRICA SUBSAHARIANA

Cause

La crescita della popolazione in molti paesi africani è dovuta alla povertà persistente, e soprattutto alla mancanza di istruzione e di educazione sanitaria.

E’ provato che per i genitori senza istruzione o reddito, aver più figli dà una sicurezza esistenziale sia nella lotta quotidiana alla sopravvivenza sia nel sostegno per la vecchiaia.

N.B. le donne africane istruite hanno meno figli rispetto a quelle che non sono istruite.
Conseguenze

La crescita della popolazione può essere un beneficio per lo sviluppo di un paese (vedi il caso della Cina), ma può anche rappresentare un freno per lo sviluppo stesso del paese, e questo dipende dall’efficienza e dalla capacità dello stato di utilizzare l’incremento demografico per creare opportunità di sviluppo.

Dal 1960 ad oggi, la popolazione mondiale è più che raddoppiata; oggi nel mondo si contano oltre 7 miliardi di persone; nel 2100 si supereranno i 10 miliardi secondo i dati che provengono dalle statistiche delle Nazioni Unite.

N.B. il 12% della popolazione mondiale vive oggi in Africa e le analisi sull’incremento demografico portano a prevedere che tale percentuale è in crescita tanto che nel 2025 la popolazione africana equivarrà al 13,6% della popolazione mondiale.

Solo nei paesi dell’Africa sub sahariana la popolazione è oggi di circa 527 milioni che rappresenta quasi un decimo della popolazione mondiale.

Peraltro, nel 2100 la popolazione mondiale potrebbe arrivare a 11 miliardi di persone, situazione che sicuramente creerà dei seri problemi per lo sfruttamento delle risorse del pianeta.

La crescita demografica deve essere accompagnata dalla espansione delle infrastrutture produttive sociali, istruttive e sanitarie, obiettivo difficilmente raggiungibile per i paesi africani che hanno dei bilanci nazionali insufficienti e che non riescono a reggere il ritmo di un veloce incremento del tasso demografico che richiede un fabbisogno maggiore di terre coltivate, acqua, energia e soprattutto ospedali, con la conseguenza di un aumento della disuguaglianza economica e sociale interna (i servizi insufficienti possono soddisfare solo le esigenze di coloro che possono affrontarne la spesa).

Particolare attenzione e preoccupazione desta la crescita demografica della Nigeria che oggi conta circa 200 milioni di abitanti, e che ha una natalità media di 6 figli per ogni donna, quando in Europa la media dei figli è di 2-1 per donna

Preoccupazione che riguarda tutte le Nazioni ma soprattutto quelle dell’Africa sub sahariana.

Come diceva un sociologo occidentale, la crescita demografica pone l’accento sui temi come la fame nel mondo, le guerre, le tensioni sociali, le risorse e soprattutto l’assistenza sanitaria.
LA POLITICA SANITARIA AFRICANA

La percentuale di fondi destinata alle politiche sanitarie è meno di quanto necessario, inoltre la mancanza di risorse, congiuntamente all’inadeguatezza delle infrastrutture che non rispondono al fabbisogno della popolazione, fa si che molte persone vengano escluse dalle cure mediche a causa della povertà, e quindi chi ha i soldi può permettersi le cure di cui ha bisogno, chi non li ha, può solo crepare.

La sanità è una delle sfide che aspettano i Paesi africani, anche perché la tutela della salute fa parte dei criteri per misurare lo sviluppo umano e sociale di uno stato.

Le sfide in materia sanitaria che aspettano l’Africa sono principalmente le seguenti:

Lotta alle malattie infettive

Mortalità infantile

Mortalità materna

Personale sanitario

Mezzi diagnostici (in primis: radiologia e laboratori)
1) Malattie infettive

Colera, malaria, morbillo, TBC, tetano, tifo e febbre dengue sono le principali malattie che continuano a colpire tragicamente le popolazioni africane sterminando intere comunità.

Inoltre le condizioni igieniche inadeguate accrescono la diffusione di tali malattie unitamente alla impossibilità ad accedere ai vaccini ed ai farmaci.
2) Mortalità infantile

Ogni anno le malattie e la malnutrizione causano la morte di quasi 10 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni, ed in alcuni paesi dell’Africa subsahariana la mortalità infantile è così alta che un quinto dei bambini muoiono prima di compiere 5 anni.

Le principali cause di mortalità infantile sono:

La diarrea

Il morbillo

La malaria

Le infezioni respiratorie

N.B. tutte malattie facilmente curabili.
3) Mortalità materna

Nel mondo ogni minuto una donna muore di parto o per complicanze relative alla gravidanza; in Africa la media è molto superiore rispetto alla media mondiale: si parla in Europa di un caso ogni 30.000 parti mentre in Africa è di un caso ogni 16.000 parti.

Per fermare questa tragedia, l’obiettivo era quello di formare 15 mila ostetriche entro il 2015 ma purtroppo tale obiettivo non è stato raggiunto.
4) Personale sanitario

Per migliorare la situazione sanitaria nei paesi africani e soprattutto in quelli dell’Africa subsahariana, sarebbe necessario formare almeno 4 milioni tra medici, infermieri, ostetriche ed operatori sanitari.

L’assenza di formazione e di conoscenze mediche è uno dei principali ostacoli per rispondere alle necessità nel campo delle malattie cliniche e, di altre importanti sfide come quella della demografia.

Un altro problema importantissimo, che riguarda la sanità africana, è quello dell’emigrazione del personale medico qualificato dal sud del mondo al nord del mondo.
5) Mezzi diagnostici

La sanità africana soffre della carenza di mezzi diagnostici efficaci e all’avanguardia, tali da rendere più facili e sicure le diagnosi per impostare una terapia adeguata per il bene del paziente.

Per mezzi diagnostici intendiamo esami radiografici, anatomia patologica e i laboratori di microbiologia per depistare le malattie infettive (es. caso ebola).

Molti stati africani non possiedono la T.A.C., ad esempio un paese come la Repubblica Democratica del Congo, nella sua capitale Kinshasa che conta 10 milioni di abitanti, possiede solo 4 T.A.C. e siccome sono esami costosi, la classe povera non può permetterseli.

Es. i paesi colpiti da Ebola, in Africa occidentale, non erano in grado di affrontare l’epidemia per mancanza di laboratori e di personale qualificato.
CONCLUSIONE

Ci chiediamo quale soluzione adottare per risolvere il problema demografico e, così contribuire ad una distribuzione adeguata delle risorse alla popolazione.

I dati parlano chiaro: più un paese è sviluppato in termini di educazione, reddito ed aspettativa di vita, minore è il tasso di natalità, anche se la potenza Cina ci sta dimostrando proprio il contrario.

Una soluzione l’hanno forse trovata gli studiosi delle scienze cosiddette umanistiche, che stimano di rallentare gli alti tassi di natalità investendo nell’educazione e nella formazione soprattutto delle giovani donne, in quanto studi scientifici hanno dimostrato che donne più istruite fanno meno figli.

L’Africa non è soltanto povertà, fame e miseria, l’Africa è un continente potenzialmente ricco: i ¾ della ricchezza mondiale si trovano nel continente africano; un paese come la R.D.C, il mio paese, è uno scandalo geologico: è il primo paese produttore di diamanti, il secondo paese produttore di rame, poi oro, cobalto, uranio, zinco…, molti paesi africani sono produttori di petrolio, tra i quali la Nigeria, il Congo, il Gabon, la Guinea equatoriale, l’Angola, l’Algeria…L’Angola è anche un paese produttore di diamanti, Lo Zambia produce rame, la Somalia una volta era il primo produttore di banane, l’Uganda e il Ruanda paesi produttori di tea, il Ruanda è anche produttore di gas naturale, la costa d’Avorio è il primo paese produttore del cacao, ma è anche produttore di caffè insieme all’Etiopia e non dimentichiamo che la Guinea insieme col Ghana sono i maggiori produttori della bauxite (alluminio).

L’Africa produce ed esporta più del 60% dei metalli ed altri prodotti minerari; inoltre è da ribadire che grandi aree del continente sono ancora solo parzialmente sfruttate ed esplorate.

Si ritiene comunque che il continente contenga nel suo sottosuolo almeno il 30% delle riserve minerali del pianeta, incluso il 40% di oro, il 60% di cobalto ed il 90% di altri minerali.

N.B. la bomba atomica fu costruita con l’uranio del Congo, allora Congo Belga, con la complicità dei Belgi che hanno venduto l’uranio agli americani e il seguito lo sapete molto bene: il Giappone è stato bombardato.

Malgrado tutta questa ricchezza, l’Africa sub sahariana è quella regione del mondo che ha ancora più problemi da risolvere dal punto di vista delle infrastrutture, della sicurezza alimentare e della povertà e che si ritrova con una sanità mediocre.

L’Africa sub sahariana è cresciuta poco, o affatto, è rimasta indietro rispetto ad altre regioni in via di sviluppo perché il suo potenziale di crescita non è stato adeguatamente utilizzato.

Perché questa situazione?

Tutto ciò è dovuto alla corruzione, all’incapacità, all’inesistenza e all’egoismo della classe dirigente africana e bisogna aggiungere, a politiche sociali sbagliate unite ad una cattiva governance.

E come se non bastasse, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale continuano ad ostacolare lo sviluppo dell’Africa con la loro politica di strangolamento sui debiti dei paesi africani, praticando un capitalismo senza un volto umano e senza pietà.